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Inter campione, oggi passerella a San Siro col Siena
view post Posted on 17/5/2009, 12:24Quote
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Lorenzo Paco Smith

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/11/2009, 17:54


ROMA (17 maggio) - Sbuffando, l’Inter ce l’ha fatta un’altra volta. Obiettivo raggiunto di sabato sera, senza giocare. Non le diamo, per una questione di buon gusto sportivo, lo scudetto tolto alla Juve, che mai avremmo assegnato, essendo tutto il resto del calcio non immune da colpe e responsabilità. Restano tre scudetti consecutivi, che segnano un cammino comunque rispettabile.

Il primo scudetto fu un’esplosione nerazzurra, un festival di gol e di emozioni. Insomma, niente da dire: superiorità netta e via. Il secondo, per quanto ci riguarda, non l’ha vinto: senza spinte, aiutini e aiutoni arbitrali, il tricolore sarebbe finito alla Roma, che lo meritava. Quest’anno tutto liscio. Campionato regolare e regolarmente vinto dalla seconda squadra italiana, essendo la prima (Milan) prigioniera di sogni, incubi, ciambelle avvelenate e che Berlusconi se la prenda con il tecnico la dice lunga sulla parabola discendente di quello che alla fine degli anni ottanta si era dimostrato il miglior presidente possibile.
Berlusconi era dieci anni avanti agli altri, adesso che ha altro da fare, viaggia calcisticamente con un ritardo di dieci anni: disavanzo netto di venti anni, un’enormità. Per lui sono ancora bravi Ronaldinho e Sheva e così li compra e li vorrebbe imporre al tecnico, che, da contemporaneo, non se li fila e viene per questo spedito all’inferno. Il Milan, tutto preso da questi problemi interni, solo a intermittenza ha mostrato il calcio lento e seducente di una volta.
L’Inter è stata continua sul piano dei risultati: ha vinto quando doveva, pur faticando, pur affidandosi alle palle inattive o alla qualità di alcuni singoli. Julio Cesar è stato sempre il più bravo, Maicon, prima di farsi male, è stato terzino, il mediano e ala insieme. Ibra ha segnato e fatto segnare, meritando ampiamente il premio che spetta al miglior giocatore del campionato. Balotelli gli ha dato una mano al momento giusto. Il resto è contorno.

E Mourinho? Eravamo pronti a inchinarci davanti al più forte. Poi abbiamo visto e rivisto le partite dell’Inter. Una sola differenza rispetto a quando c’era Mancini: i centrocampisti con Mourinho hanno seguito più l’azione, a parte Cambiasso, arretrato davanti all’area e tenuto fermo con una catena d’acciaio. L’organizzazione difensiva c’era anche prima. Diciamo che quest’anno è ritornato il Samuel di un tempo. La novità viene da Santon: Mourinho l’ha visto, apprezzato e fatto giocare. Ma chiunque altro avrebbe agito come lui. Il ragazzo, in fin dei conti, basta guardarlo: è un Maldini dell’altra sponda. Ha il fisico di Paolo e il carattere non mostra punti deboli.

Mourinho ha la personalità che deve avere un grande allenatore. Parla e si muove come un nuovo Herrera. Fa una certa impressione e spesso ha ragione. Se vi piace il tipo (a noi piace), potete anche definirlo simpatico. Però da un allenatore speciale, che in Portogallo ha vinto tutto e in Inghilterra quasi, ci aspettavanmo anche novità sul piano del gioco. E’ arrivato con un’idea e l’ha cambiata, adattandosi al modulo che andava di moda in Italia: il rombo. Segno di intelligenza, non di genialità. Abbiamo invano aspettato un colpo, un numero a effetto, la nascita di una squadra irresistibile e traditrice. L’Inter, insomma, non ci è piaciuta. E, come altre volte abbiamo scritto, questo campionato l’ha vinto solo su autogol, con le avversarie che hanno fatto di tutto per perdere. Il tecnico ha passato il suo carattere solo agli attaccanti: Ibra e Balotelli sono dei Mourinho più giovani e calciatori. Anche per questo li adora e accetta tutto.

Mancini è il suo opposto. Per esprimersi, ha bisogno di calore. Deve vedere volti cari, gente che fa sì con la testa mentre parla. Mancini ha bisogno di massaggiatori amici, calciatori amici, tecnici amici, tifosi amici. A quel punto riesce a mostrare le sue qualità, che sotto sotto ci sono. Era così anche da giocatore. Tanto che in Nazionale, dove non esistono padroni, ha giocato bene una sola partita. Voleva fare la formazione e scegliere il modulo: in azzurro non è permesso. Con le squadre di club l’ha invece fatto e alla fine della giostra abbiamo trovato i blucerchiati all’Inter. Uno così non offre mordente. La sua Inter giocava un po’ la palla e sinceramente piaceva più di quella di Mourinho, cui concediamo un paio di anni per convincere noi, i tifosi e Moratti, che lo strapaga.


 
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